È noto che le opere che diedero a Bonhoeffer una enorme risonanza mondiale sono quelle postume: Etica e Resistenza e resa. All’Etica Bonhoeffer lavorava allorché fu arrestato nel 1943 e di tale opera rimasero alcuni manoscritti, appunto pubblicati dopo la morte del loro autore; Resistenza e resa, invece, è la raccolta di lettere inviate durante la prigionia.

È soprattutto in queste opere che il Nostro si interroga sul ruolo del cristiano nel mondo. La sua visione al riguardo è fortemente teologica, anzi cristocentrica in quanto l’etica, la vita responsabile che egli delinea è la vita conformata a Cristo. È in Cristo, infatti, che è possibile superare il duplice atteggiamento, da Bonhoeffer ritenuto in entrambi i casi sbagliato, di un dispiegamento illimitato della vitalità e di una spiritualità ascetica e rinunciataria: Cristo, con l’incarnazione, è «entrato dentro» la realtà del mondo, lo ha salvato e riconciliato ma, al tempo stesso, lo ha giudicato dall’alto della croce piantata fuori le mura della città. In conseguenza, l’etica che Bonhoffer propugna va al di là della sterile contrapposizione tra «ultimo» e «penultimo», tra il radicalismo ed il facile compromesso; la vera vita cristiana è fatta dunque di una duplice fedeltà e di una duplice responsabilità: fedeltà a Dio ed al mondo; responsabilità di fronte a Dio e di fronte al mondo.

 La fedeltà a Gesù Cristo, pertanto, non esclude la fedeltà al mondo: questa è anzi un’altra costante  del pensiero bonhofferiano, almeno al pari del suo profondo cristocentrismo. Il mondo rappresenta per Bonhoeffer la concretezza della vita, la complessità della situazione storica, il luogo in cui rischiare l’azione responsabile, la realtà da «afferrare» coraggiosamente. Anche la particolare condizione del cristiano, il suo essere conformato a Cristo, non è qualcosa che vada al di là dell’umano. Il cristiano, infatti, vuole essere un uomo tra gli uomini: egli vive sì sempre davanti a Dio, al suo cospetto, ma al tempo stesso deve assolutamente prendere sul serio la necessità di vivere in un mondo che, ormai, è diventato «adulto», che ritiene di poter fare a meno dello stesso Dio, o almeno di un dio che possa fungere da risolutore di tutti i problemi, da «tappabuchi».

È in carcere pertanto che Bonhoeffer elabora il suo pensiero sul mondo adulto, purtroppo frammentandolo in lettere che, ovviamente, non hanno la chiarezza di uno scritto sistematico.
E tuttavia le lettere sono, per ovvi motivi, cariche invece di un denso valore esistenziale: è nella
condizione di prigioniero che Bonhoeffer elabora l’idea, apparentemente contraddittoria e paradossale, secondo cui il cristiano deve vivere «davanti a Dio e senza Dio».

Il cristiano sa infatti che, sebbene tutta la realtà sia orientata a Cristo e, anzi, sostanzialmente nelle sue mani, in effetti è il Cristo crocifisso e sofferente che aiuta la debole umanità. Sotto questo profilo, anzi, cristiani e pagani non differiscono tra loro: tutti, nelle loro tribolazioni, ricorrono a Dio e Dio a tutti viene incontro, aiutandoli. I cristiani, invece, devono andare a Dio per consolarlo nella sua tribolazione: la vita responsabile deve portarli infatti a solidarizzare con ogni situazione di sofferenza e di ingiustizia e così facendo essi si ritrovano accanto al Cristo che soffre e geme nel Getsemani.
Indubbiamente Etica e Resistenza e resa scontano il fatto di non aver ricevuto un’adeguata sistemazione da parte del loro autore. Certo è che Bonhoeffer ha avuto intuizioni che fanno discutere i teologi ed i filosofi da sessant’anni a questa parte: e questo è un indubbio indice di perspicacia e di attualità del suo pensiero.